Inflazione, tassi, mutui,…. & educazione finanziaria

Si fermerà la corsa al rialzo dei tassi?


E’ una delle domande più frequenti che ricevo ultimamente.

Non è mai facile fare delle previsioni perché sono molti i fattori che influenzano le decisioni legate all’andamento dei tassi di interesse.

Nei giorni scorsi il Consiglio direttivo della BCE ha aumentato nuovamente di 50 punti base i tassi, portando il tasso per le operazioni di rifinanziamento principale al 3,50%.

La Lagarde nella sua conferenza stampa ha dichiarato che “L'elevato livello di incertezza rafforza l'importanza di un approccio dipendente dai dati per le nostre decisioni sui tassi ufficiali, che saranno determinate dalla nostra valutazione delle prospettive di inflazione alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, della dinamica dell'inflazione sottostante e della forza della trasmissione della politica monetaria.”


Cosa deciderà la BCE nei prossimi mesi...

La BCE vede ora un'inflazione media del 5,3% nel 2023, del 2,9% nel 2024 e del 2,1% nel 2025.

Questo va presuppore che il picco degli aumenti dei tassi si raggiungerà quest'anno, e molto probabilmente il cambio di rotta dovrebbe avvenire nel 2024. 

Questo è anche il parere degli investitori internazionali che ipotizzano una diminuzione dei tassi di qualche decimale, rispetto alle stime di qualche settimana fa nelle quali il future Euribor si aggirava intorno al 4%.


Intanto, sul fronte inflazione, si registra a marzo, secondo le stime preliminari Istat, un +7,7%, in calo rispetto ai mesi precedenti.

 

Come ben sapete, nel giro di qualche mese siamo passati dall’obiettivo di “far salire l’inflazione al 2%” alla necessità di “far scendere l’inflazione al 2%”.

Negli ultimi mesi l’inflazione ha raggiunto livelli record che non si registravano dal 1985.

Visti questi repentini aumenti, la prima cosa che si è fatta per contrastarli è stata quella di aumentare i tassi.

D’altronde, al di la delle “opinioni dei nuovi esperti economisti dell’ultima ora“ e dei “dispensatori di soluzioni sicure e previsioni future”, con la situazione attuale qualcosa bisognava fare.


Il rialzo dei tassi quali conseguenze ha avuto su famiglie e imprese?

Questo movimento al rialzo dei tassi ha avuto ricadute su famiglie e imprese per ciò che riguarda i tassi di interesse sui prestiti.


L’impatto si è registrato sui parametri utilizzati dalle banche nella determinazione del tasso finito del mutuo, cioè i parametri Euribor e Eurirs. Variazioni poco significative si sono registrate, invece, sulla componente spread, cioè il guadagno della banca.

Le banche, nonostante i vari scenari di mercato, dimostrano ancora interesse a prestare denaro.


I primi ad avvertire le variazioni di questo aumento dei tassi sono stati coloro che avevano già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, facendo registrare in alcuni casi aumenti di rata anche superiori al 50% rispetto ad un anno fa.

Questo perché il tasso variabile è indicizzato all’Euribor, il tasso interbancario di riferimento in Europa. Questo parametro, anche se in modo indiretto, risente delle variazioni del tasso Bce, che ricordo essere (sintetizzando) il tasso al quale la Banca centrale presta il denaro alle banche europee.


Negli ultimi mesi sto ricevendo tanti messaggi, telefonate e richieste di chiarimenti e aiuto da parte di tante persone che sono un pò nel panico per via di questi aumenti e del conseguente impatto sulla rata mensile e quindi sul bilancio familiare.


Cosa ne penso?

Provo, a condividervi le mie riflessioni.

Gli aumenti dei tassi erano ampiamente previsti dopo tanti anni di tassi a zero, quindi, nessun “fulmine a ciel sereno” come qualcuno vuol far intendere.


In tutta sincerità in questi ultimi anni, attraverso decine di post e articoli sui miei canali social, ho più volte sollecitato coloro che, negli anni scorsi, avevano sottoscritto un mutuo a tasso variabile (e non solo) a rivedere le condizioni. In tanti avrebbero potuto usufruire della surroga ed assicurarsi (fino a qualche mese fa) dei tassi agevolatissimi, in alcuni casi addirittura tassi fissi al di sotto dell’1%.

Ma qualcuno ha fatto orecchie da mercante ed oggi si pente di aver perso un’opportunità. 


E per i nuovi mutuatari?


Cosa scegliere: mutuo a tasso fisso o a tasso variabile?

Un anno fa l’Euribor a 3 mesi, uno dei principali indicatori utilizzati dalle banche per i mutui a tasso variabile, era negativo (-0,53%). 

Oggi fa registrare un +3,05%

 

Il parametro Eurirs, utilizzato dalle banche per la definizione delle offerte di mutui a tasso fisso, fa registrare valori compresi tra il 2 e il 3%.

Rispetto a inizio anno è leggermente diminuito, soprattutto nelle scadenze a breve (10-15 anni).

 

Basterebbero questi dati per rendersi conto che nell’arco di un anno sono radicalmente cambiate le condizioni di accesso al mercato del credito.

Sia per le famiglie che per le imprese è diventato più costoso finanziarsi.

 

L’aumento dei tassi avrà come effetto l’aumento delle rate dei mutui. Lo sa bene chi ha in essere un mutuo a tasso variabile.


Lo ripeto da più di 20 anni, il tasso variabile NON è per tutti. 

E, credetemi, non è per discriminare nessuno, ma un mutuo a tasso variabile NON è adatto a:

-       chi si fa prendere dal panico per ogni piccola variazione della rata

-       chi va in difficoltà se la rata aumenta di 50 euro

-       chi ha un impatto della rata sul reddito superiore al 35% 

-       chi rinuncia a vivere pur di avere una casa di proprietà ripagata da un mutuo trentennale al limite della sopravvivenza e soggetto a variazioni


Chi rientra in queste casistiche dovrebbe valutare alternative diverse, come un mutuo a tasso fisso, a tasso variabile con cap, ecc… oppure rimandare l’acquisto della casa e la sottoscrizione di un mutuo a tempi migliori.

Nei prossimi mesi ci saranno ulteriori aumenti dei tassi da parte della Bce e questo ovviamente influirà negativamente anche sui tassi dei mutui.


Eppure, la storia si ripete. Molte persone cercano soluzioni e vie di fuga quando le cose sono già accadute, e già da un po' di tempo.

Al caro tassi, ad esempio, bisognava pensarci più di un anno fa e non oggi. Oggi non ci sono più le opportunità che c’erano fino a qualche mese fa per garantirsi condizioni eccellenti e migliorare la propria situazione finanziaria.


Di certo, la situazione attuale e quella che verrà, non si può affrontare con leggerezza.

La scelta del tasso merita molta attenzione. Sarà sempre più importante pianificare l’indebitamento non solo nel presente ma anche nel futuro.


Penso anche che in questo momento è più che mai importante attivarsi per colmare il gap che da anni ci ha fatto attribuire la patente di “ignoranti finanziari”.

Le lacune e la poca attenzione da parte di tanti è evidente.


La "pianificazione" può rappresentare un buon alleato

Di fronte a questo scenario, cosa si fa?


Certamente, la soluzione non è quella di credersi economisti, e pensare di sapere tutto.

Né tantomeno è consigliabile seguire “l’istinto del fai da te”.

Questo non ci proteggerà né dall’inflazione, né dall’aumento dei tassi, né dal caro energia…


Oggi più che mai dobbiamo essere consapevoli che diventare un po' “meno ignoranti finanziari” non è più un’opzione, ma è un atto responsabile verso noi stessi che ci consente di acquisire maggiore consapevolezza sui nostri bisogni evitando errori critici che possono avere un impatto negativo sul nostro benessere presente e futuro.

Questo significa attivare le giuste contromisure e quindi migliorare la nostra cultura finanziaria.

Tradotto in parole semplici dobbiamo sforzarci di:

-       fare qualche riflessione in più sul nostro bilancio familiare, 

-       capire quando (e se) è il momento giusto per indebitarsi, 

-       capire come fare a risparmiare, 

-       capire come fare a proteggersi da tutti quei rischi che possono avere un impatto rilevante sul nostro tenore di vita e su quello dei familiari, 

-       definire il nostro fabbisogno pensionistico e pianificare il nostro futuro da “capelli grigi”

-       definire i nostri obiettivi di vita, organizzarli per priorità e capire come pianificarli e raggiungerli


Facile?

Assolutamente NO.

Ma dobbiamo provarci, non possiamo più scherzare con il nostro benessere futuro.


L’inflazione e i tassi in aumento sono ormai un dato assodato. 

Ora dobbiamo prepararci a ciò che sarà domani e per farlo abbiamo tre strade:

1)    sperare che ci pensi lo Stato, la Divina provvidenza ecc

2)    continuare ad ascoltare quello che tv, giornali, guru e tuttologi hanno deciso di raccontarci

3)    informarsi, studiare, pianificare


Forse è vero, forse no. 

Sono convinto che pianificare il nostro futuro e sognare qualcosa di diverso per noi sia qualcosa a cui nessuno di noi dovrebbe rinunciare.

Come si racconta in una antica leggenda Zen, ognuno di noi “deve allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone”.


Sono certo che le persone di buon senso condivideranno queste mie riflessioni e comprenderanno il perché è importante informarsi (bene), studiare, pianificare.

Se vuoi condividermi il tuo pensiero sarò ben contento di leggerlo e confrontarmi.


Buona educazione finanziaria a tutti






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Autore: Alfonso Paura 9 dicembre 2025
Recentemente ho letto l'interessante articolo del Prof Enrico Maria Cervellati pubblicato su Wall Street Italia “Chi sa fa, chi non sa insegna”, ( https://emc3solution.it/news/chi-sa-fa-chi-non-sa-insegna/ ) in cui si affronta un dubbio fondamentale sull'educazione finanziaria : perché, nonostante se ne parli tanto, i comportamenti finanziari delle persone non cambiano? La risposta, all’apparenza semplice, merita qualche riflessione. Oggi il termine “educazione finanziaria” è abusato. Molti sono convinti di erogare #educazionefinanziaria ma in realtà propongono esclusivamente alfabetizzazione. Ci mancherebbe, non è un male, ma da sola non basta.
Autore: Alfonso Paura 6 dicembre 2025
Se domani perdessi il lavoro, per quanti mesi potresti sopravvivere senza stress?
Autore: Alfonso Paura 3 dicembre 2025
Il falso mito del risparmio per il "non si sa mai" Risparmiare è fondamentale, ma… con una strategia Alla domanda “ perché risparmi? ”, molti rispondono “ …non si sa mai! ” Ma cosa diavolo vuol dire “non si sa mai”. Me lo sono sempre chiesto ma non ho mai trovato una risposta convincente. 🤔 Se hai una spiegazione condividimela. Per carità ognuno di noi ha la propria motivazione, ci mancherebbe. Non sono qui a giudicare nessuno. Tuttavia, l'idea di "mettere da parte i soldi per il non si sa mai" personalmente faccio fatica a digerirla. Molto spesso si confonde il “non si sa mai” con il “non so bene cosa voglio e perché”. Tradotto: risparmiare senza un obiettivo chiaro, senza una strategia e, soprattutto lasciando i soldi fermi sul conto corrente  può limitare la crescita del tuo patrimonio e, in alcuni casi, farti perdere denaro.
Autore: Alfonso Paura 29 novembre 2025
Alcune volte parlare di soldi in famiglia è proprio un tabù. Non lo dico io, ma lo confessano i tanti clienti che incontro. E non solo… Nell’ultima esperienza del percorso di educazione finanziaria in un liceo di Bologna, ho rivolto ai tantissimi studenti questa domanda: “ ma in famiglia parlate di soldi, risparmio, pianificazione,…?" La risposta della maggior parte di loro è stata “NO”. Allora mi è venuto spontaneo pormi 2 domande: 1) “tenere lontani” i ragazzi dai discorsi di economia familiare è davvero utile per il loro futuro? 2) facendo così, non è che si corre il rischio di privarli di quella consapevolezza necessaria per crescere come adulti un po' meno “ignoranti finanziari”? La capacità di gestire le proprie finanze non è una dote innata. Si impara nel lungo percorso della nostra vita. Questo fa la grande differenza Parlare di soldi in famiglia è spesso visto come un argomento spinoso, da evitare o rimandare. Che si tratti di definire un budget, affrontare spese impreviste o pianificare obiettivi a lungo termine, molte famiglie preferiscono non affrontare il tema per paura di creare tensioni, per imbarazzo o semplicemente per una mancanza di abitudine.